Leggende d'Italia: i Regninsaòri

FIGURE TIPICHE DEL FOLCLORE VENETO

I regninsaòri sono figure non morte del folklore veneto, in particolare della zona cimbra della Lessinia. Spesso vengono raffigurati come fantasmi, ma a volte come veri e propri cadaveri rianimati dal desiderio di vendetta o voti favorevoli per la transizione verso il purgatorio.

L'origine della parola reignir non è certa: secondo lo scrittore e studioso di superstizioni cimbre Ezio Bonomi, potrebbe derivare dal tedesco medievale renijren, regnare, o dal veneto riegnèr: rinvenire, tornare in vita. 

Nei pressi di Camposilvano, nel terreno chiamato Prà dei Reinsaori la gente diceva che i morti "i regnisse", come se quel particolare luogo avesse proprietà magiche. Le testimonianze parlavano soprattutto di rumori che si potevano udire di notte nelle stalle o nelle abitazioni, come se vi fossero persone che lavavano, che accendevano il caminetto o che colpivano i muri. Che siano corpi o spiriti, i regninsaòri sono creature in cerca di pace, condannate a vagare nel mondo finché non placheranno il proprio dolore.

Nel racconto "Il caso del basilisco", di Debora Parisi (inserito nell'antologia "Bestie d'Italia - volume 2"), i regninsaori sono redivivi riportati in vita come corpo speciale per controllare le attività magiche, in parole povere sono coloro che nessun essere magico vorrebbe averci a che fare. Sono tutto e per tutto simili agli esseri umani, sebbene siano non morti: hanno una rigenerazione spaventosamente veloce e sono mortalmente sensibili al materiale consacrato o al fuoco. Hanno anche il dono di bloccare in modo permanente o temporaneo la magia. Beatrice è anomala per i suoi simili, dato che può generare incantesimi. Insomma, c'è un motivo se quasi nessuno vuole avere a che fare con questi "agenti" dell'ordine.

Materiale fornito dall'autrice Debora Parisi.

Fonti: Romanzo Zeferina di Riccardo Coltri e articolo su Horror Magazine.