Leggende d'Italia: Re Laurino e i nani delle Dolomiti

STORIE DI FOLCLORE DEL NORD ITALIA

I nani sono presenti nel folclore ladino e sono molto simili a quelli della mitologia nordica. Tale influenza forse è dovuta al fatto che il nord est italiano fu occupato dai Cimbri, popolazione che anticamente abitava nella zona che oggi chiamiamo Danimarca. Numerose furono le loro influenze sulla mitologia locale: la caccia selvaggia, i nani, gli dei nordici, tutto fu importato da questo popolo misterioso.

Un personaggio in particolare risale tra i nani in quanto legato a una leggenda delle Dolomiti: Re Laurino, presente anche nel poema epico Il Regno dei Fanes.

Ci sono due versioni della leggenda. Nella prima, sul Catinaccio (Bolzano), laddove oggi si intravvede fino a primavera inoltrata una grande chiazza di neve racchiusa in una sorta di catino, si adagiava una volta il giardino di rose di Re Laurino. Ecco perché in tedesco il Catinaccio si chiama Rosengarten, cioè Giardino delle Rose appunto.

Re Laurino regnava su un popolo di nani che scavava nelle viscere della montagna alla ricerca di cristalli, argento e oro e possedeva altresì due armi magiche: una cintura che gli forniva una forza pari a quella di 12 uomini ed una cappa che lo rendeva invisibile.

Un giorno il re dell'Adige decise di maritare la bellissima figlia Similde e per questo motivo invitò tutti i nobili del circondario ad una gita di maggio, tutti tranne Re Laurino. Questi decise allora di partecipare comunque, ma come ospite invisibile. Quando sul campo del torneo cavalleresco ebbe modo di vedere Similde, colpito dalla sua stupenda figura, se ne innamorò all'istante, la caricò in groppa al suo cavallo e fuggì.

I combattenti si lanciarono subito all'inseguimento per riportare indietro Similde, schierandosi in breve davanti al Giardino delle Rose. Re Laurino allora indossò la cintura, che gli dava la forza di dodici uomini e si gettò nella lotta.

Quando si rese conto che nonostante tutto stava per soccombere, indossò la cappa e si mise a saltellare qua e là nel giardino, convinto di non essere visto. Ma i cavalieri riuscirono ad individuarlo osservando il movimento delle rose sotto le quali Laurino cercava di nascondersi. Lo afferrarono, tagliarono la cintura magica e lo imprigionarono.

Laurino irritato per il destino avverso, si girò verso il Rosengarten, che lo aveva tradito e gli lanciò una maledizione: né di giorno, né di notte alcun occhio umano avrebbe potuto più ammirarlo. Laurino però dimenticò il tramonto e così da allora accade che il Catinaccio, sia al tramonto sia all'alba, si colori come un giardino di ineguagliabile bellezza.

La seconda versione è addirittura più tragica: Laurino non si sarebbe invaghito di nessuna fanciulla, anzi, era il padre della bellissima principessa Ladina, con cui condivideva la passione per le piante (avevano il pollice verde nel DNA). Un giorno passò il principe Latemar, sovrano dell'omonimo monte, che, vedendo il giardino di rose e domandandosi come potesse crescere in un luogo così tanto selvaggio e inospitale, decise di avvicinarsi. Vide così la principessa Ladina, intenta come ogni giorno a curare le coloratissime piante, e innamoratosene, la rapì. Quando re Laurino venne a sapere che gli era stata portata via la figlia, che amava più di ogni altra cosa al mondo, pianse tutte le sue lacrime e, prima di morire per il dolore, maledisse i fiori che avevano rivelato la posizione del suo regno e avevano causato il rapimento di Ladina. Poi, dopo aver ordinato che tutte le rose non fiorissero mai più né di giorno né di notte, sparì. Ma nella disperazione si era dimenticato dell'aurora e del tramonto, che da allora in estate ammantano i monti di rose colorate, al principio e al termine di ogni giornata.

Questa fiaba è stata una metafora per spiegare l'enrosadira, un particolare fenomeno naturale che colpisce le Dolomiti e che dona loro un colore rossastro e violaceo durante il tramonto. La colorazione assunta dalle cime delle Dolomiti dipende dalla composizione delle sue rocce, la dolomia, che contiene dolomite, un composto di carbonato di calcio e magnesio. Questa composizione fa sì che i raggi del sole si rifrangano sulla roccia e diano vita al caratteristico colore rosato.

Tale fenomeno è unico, varia da periodo a periodo, addirittura da un giorno ad un altro, a seconda delle diverse posizione del sole, della presenza o meno di nuvole, della limpidezza dell'aria. Insomma, l'enrosadira è ciò che rende la Dolomiti così famose nel mondo.

Ma le sfortunate vicende del nostro re nanico non si fermano alle leggende, ma hanno toccato anche la realtà, finendo addirittura in una disputa tra etnie. Tutto nacque per una statua che lo ritraeva...

Nel racconto "Il caso del basilisco", di Debora Parisi (inserito in "Bestie d'Italia - volume 2"), i nani hanno una società molto industrializzata e più avanzata tecnologicamente rispetto al mondo esterno, infatti sono gli inventori di armi da fuoco con sparo a ripetizione.. Re Laurino non appare fisicamente, ma la sua presenza si fa notare nella vita di tutti i giorni dei nani. Costruiscono statue in suo onore e gestiscono feudi e città per conto suo. È un re temuto ed amato e il suo regno s'estende per tutte le Alpi.

Nel racconto "L'eredità di Dolasilla", di Luciana Volante (anch'esso presente in "Bestie d'Italia - volume 2"), la protagonista discende da Dolasilla, figlia di re Laurino, il cui ruolo di guardiana del Regno di Fanes è stato trasmesso per linea diretta. Caterina, ultima rappresentate della sua stirpe, dovrà a malincuore accettare il suo ruolo per proteggere il Regno dalle Aquile di Fuoco.

(articolo di Debora Parisi)