Leggende d'Italia: il tatzelwurm

Debora Parisi ci presenta il drago delle Alpi

Il "tatzelwurm" è una creatura leggendaria, presente soprattutto nell'ambiente alpino. È un lucertolone con tratti felini, capace di muoversi con agilità tra gli alberi e le rocce, le sue dimensioni variano dai trenta centimetri ai due metri. Il suo nome in tedesco significa "verme con le zampe". È conosciuto anche nel Friuli, Trentino, in Svizzera, in Germania e in Francia, e viene chiamato anche "drago delle Alpi". 

La pelle è squamosa, ma vi sono racconti che la vogliono ricoperta da una corta peluria o completamente liscia. In alcune leggende può uccidere con lo sguardo esattamente come il Basilisco, in altre pare che sia una creatura velenosa. Tra le testimonianze più importanti sul suo conto troviamo quella del naturalista Ulisse Aldrovandi, che nel suo Serpentum et Draconum historiae riferisce della cattura, risalente al 1499, di un drago in Svizzera. Esso era munito di orecchie e aveva un corpo di verme. 

Tra il 1931 e il 1934, la rivista altoatesina Der Schlern pubblicò tre articoli sul Tatzelwurm, con 85 casi di avvistamento. Le descrizioni della bestia erano abbastanza diverse tra loro rendendo poco credibili le testimonianze. Sempre nel '34 un tale Balkin presentò la foto di un tatzelwurm, ma l'immagine venne ritenuta un falso piuttosto grossolano. Alcuni resti di presunti tatzelwurm si rivelarono appartenenti ad animali diversi e conosciuti.

Una delle ultime osservazioni risale all'estate del 1963 nei pressi di Sacile e aveva dell'incredibile: parecchi testimoni affermavano di aver visto una specie di gigantesco serpente che era solito stare vicino a una cavità e che si faceva precedere da un «serpente-pilota» di dimensioni normali; il rettile era grosso come un palo telegrafico, aveva una "testa grossa come quella d'un bambino" e gli fu attribuita una lunghezza di quattro metri. Uno dei testimoni, Antonio Toffali, gestore d'un bar, di si munì di un grosso randello e, recatosi nella zona desolata dove si diceva che il serpente era solito comparire, si appostò vicino alla tana del rettile e attese fino a quando, dopo circa due ore, udì un acutissimo fischio e vide uscire il 'serpente pilota', seguito dal bestione; il signor Toffali avrebbe vibrato contro il grosso rettile una randellata, andata a vuoto, per poi darsi alla fuga spaventato. 

Insomma, in questa versione il tatzelwurm pare addirittura un serpente gigante controllato psichicamente da uno più piccolo, anticipando di almeno dieci anni l'entrata in scena dei mecha giapponesi in Italia!

Le descrizioni sono così confusionarie che a livello mitologico non si ha ancora un aspetto universalmente accettato. 

Cos'è davvero il tatzelwurm? Un serpente, un felino, un verme o una bestia telecomandata? Se siete in vacanza nelle Alpi, state attenti: potreste diventare preda del famigerato drago!

Nel racconto "Il caso del Basilisco", di Debora Parisi (inserito nell'antologia "Bestie d'Italia - volume 2"), compare un cucciolo di Tatzlewurm: Tigone ( il nome deriva dall'ibrido incrociato tra una leonessa e una tigre maschio). Non uccide con lo sguardo, non è velenoso e non viene tele-manipolato da nessuno, ma pur essendo piccolo è lo stesso pericoloso. Possiede infatti forza e agilità superiori a un grosso felino e usa la coda per strangolare le sue vittime. Beatrice lo addomesticherà e diventerà il suo compagno di coccole e agguati.

(Testi forniti da Debora Parisi)