Leggende d'Italia: Cariddi

03.01.2024

PROTAGONISTA DEL RACCONTO DI GIUSEPPE GALLATO

Oggi vi presentiamo uno dei titani del mare, protagonista di numerosi miti e leggende dell'antichità: Cariddi, temibile potenza che pochi sventurati hanno osato sfidare!

A curare l'articolo è il nostro adorato prof Giuseppe Gallato, che ha inserito Cariddi tra le leggende del suo volume "I doni dell'abisso", in particolare nel racconto "L'incubo di Cariddi", una storia di mare e vendetta!

Protagonista di questa storia è uno dei titani del mare dello Stretto di Messina… Cariddi. 

Era una ninfa figlia di Poseidone e Gea, ed era famosa per possedere una smisurata ingordigia, golosa e insaziabile. Cariddi era però anche incline ai furti e così un giorno rubò a Eracle una mandria di buoi, che lui aveva precedentemente e "a fatica" rubato a Gerione per compiere appunto… la sua decima fatica! Cariddi dopo averli rubati li divorò. 

A questo punto Eracle, figlio di Zeus, si adirò con Cariddi: per vendicarsi invocò suo padre che per punirla del suo gesto le scagliò addosso un fulmine e la gettò nelle acque dello Stretto di Messina, trasformandola in un mosto simile a una lampara che per tre volte al giorno ingurgita acqua salata e altrettante volte la rigetta, creando vortici e forti correnti capaci di affondare qualsiasi nave.

Il racconto "L'incubo di Cariddi", di Giuseppe Gallato, è ambientato nel 1700 e vede protagonista Morgan, capitano della nave Amaranta. A seguito di una missiva, partirà alla volta di Torre Faro per indagare sulla sparizione di alcune navi mercantili nelle acque dello Stretto di Messina. Nel corso della navigazione però si renderà conto cosa dovrà affrontare realmente… Cariddi, il mostro marino della leggenda. 

Tra venti in grado di spezzare le vele, tuoni e fulmini che illuminano il cielo, onde e vortici impetuosi di una mare capace di inghiottire qualsiasi cosa nelle sue viscere, il capitano e i suoi marinai saranno costretti a lottare per la salvezza contro l'immane potenza di una creatura colossale.

"Sui margini del vortice emerse una larga cintura di sporgenze lucenti e appuntite… la spirale aguzza di un colossale abominio che, con le sinistre sembianze di un infernale parassita, si nutriva del mondo degli uomini."
Veduta di Capo Peloro
Veduta di Capo Peloro

Il racconto "L'incubo di Cariddi", di Giuseppe Gallato, è ambientato nelle zone di Capo Peloro, chiamata dai messinesi semplicemente "Faro" o "Torre Faro", una costa formata da zone sabbiose, ciottoli e zone di roccia sedimentaria friabile. 

Questo splendido luogo ha dato vita alla leggenda di Cariddi, mostro che venne relegato nelle profondità delle acque dello Stretto.

Ciò che succede in questo luogo è un innalzarsi e abbassarsi delle soglie sottomarine, fino a quasi 100 metri, tra punta Pezzo in Calabria e Capo Peloro in Sicilia: quando nel Mar Tirreno a nord c'è alta marea, nel Mar Ionio a Sud c'è la bassa marea.

Il continuo alternarsi di alte e basse maree origina dei flussi e reflussi che generano violenti spostamenti d'acqua con vortici che vengono chiamati "refoli".