Intervista allo scrittore Marco Bertoli
CONOSCIAMO L'AUTORE DI "LA MAZZA E LO STILO"

Bentrovato, caro Marco Bertoli. Ormai sei un ospite fisso del nostro blog. Ma, per chi avesse appena scoperto NPS Edizioni, presentati brevemente.
Vi ringrazio per l'ospitalità che mi rinnovate. Sono un geologo in pensione, classe 1956, con la passione per la storia antica e la narrativa. Per quanto mi affascini raccontare storie sin dall'infanzia, ho iniziato a scrivere con continuità nel 2012. Da allora ho pubblicato diciotto titoli tra romanzi ed ebook, oltre a diverse centinaia di racconti apparsi in opere collettive. Amo esplorare epoche e mondi diversi, dal Mediterraneo dell'Età del Bronzo alla fantascienza rétro.
Quando non scrivo, di solito leggo saggi di storia militare o mi dedico ai wargame da tavolo e ai videogiochi RPG in compagnia di mia moglie Anna.
Qual è il tuo rapporto con la scrittura?
Direi che la scrittura, per me, è un processo di scoperta. Da un lato è disciplina, perché richiede costanza e cura; dall'altro è un piacevole esercizio di immaginazione. Quando racconto una vicenda, non faccio altro che dare forma alle immagini e ai personaggi che bussano alla porta della mente. È un dialogo continuo, un modo per dare voce a idee che altrimenti resterebbero silenziose. E, soprattutto, è un divertimento: senza quello, non inizierei neppure.
Per NPS Edizioni hai pubblicato sia romanzi che racconti, nelle varie antologie sul folclore italiano. Con quale delle due tipologie di testo ti senti più a tuo agio?
I racconti sono l'ambiente narrativo che più mi appartiene. Sono brevi ma profonde immersioni in mondi sempre diversi, sfide narrative che non lasciano spazio al superfluo e richiedono precisione chirurgica. Il romanzo, all'opposto, mi attira perché permette di esplorare orizzonti più ampi, dare respiro ai personaggi e costruire un intreccio più complesso.
In sintesi, sono due cammini differenti che percorro a seconda dell'umore e del progetto: a volte prediligo la concisione, altre il dare sfogo alla fantasia senza ingabbiarla.

Parliamo dell'ultimo libro che hai pubblicato con NPS Edizioni: "La mazza e lo stilo". Come è nata l'idea?
Nasce dal desiderio di esplorare un contesto storico più antico di quelli in cui mi muovo di solito, cioè la Mesopotamia del III millennio a.C. Mi sono chiesto come potesse funzionare un'indagine in quell'epoca remota, in un mondo in cui la scrittura era agli albori e il potere era legato alle città e ai templi. Da lì è scaturita la trama: una serie di delitti collegati in modo sottile e l'uso della scrittura come strumento non di progresso, ma di vendetta. L'idea è germogliata proprio dal contrasto tra una grande invenzione e un suo possibile uso distorto.
La storia si svolge a Uruk, nell'antica Mesopotamia, al tempo dei Sumeri, periodo storico di cui sappiamo relativamente poco. Quanto è stato difficile documentarsi al riguardo? Come ti sei mosso?
Documentarsi è stata una sfida affascinante. Risalendo così indietro nel tempo, è necessario combinare con rigore ciò che sappiamo con ciò che possiamo solo dedurre. Ho utilizzato fonti archeologiche, studi accademici e testi divulgativi sulla cultura sumera: società, urbanistica, religione, vita quotidiana. Poi, dove i dati mancavano, ho proceduto con prudenza, immaginando soluzioni plausibili e coerenti. Non si tratta di ricostruire un mondo fantasioso, ma di dare credibilità a uno reale, colmando i vuoti con logica e sensibilità narrativa.
Vuoi presentarci un personaggio del romanzo a cui sei particolarmente affezionato?
Vorrei parlare di Zu-zu, lo scriba del gruppo investigativo. È un personaggio che incarna l'ascesa di una classe sociale nuova e fondamentale: quella di chi sa leggere e scrivere e sostiene la macchina burocratica della città. A differenza dei guerrieri e dei nobili, Zu-zu non possiede forza fisica né autorità di nascita, ma la sua arma è l'intelligenza. È curioso, acuto e dotato di un'ironia sottile che stempera i momenti più tesi. Inoltre, rappresenta il legame più diretto con il tema centrale del romanzo, la scrittura: osserva, annota, analizza. Pur non essendo il protagonista in senso stretto, offre spesso la chiave di lettura più lucida degli eventi e, pagina dopo pagina, rivela una profondità che lo rende caro al mio cuore di autore.
Un consiglio di lettura per l'autunno, per chi ama romanzi storici.
Tra i classici mi piace ricordare Sinuhe l'Egiziano di Mika Waltari e la Freccia nera di R. L. Stevenson, autori che uniscono avventura e ricostruzione storica con un grande ritmo. Tra i contemporanei, suggerirei il ciclo di Martin Bora di Ben Pastor. I diversi romanzi seguono le vicende di un ufficiale tedesco negli anni che precedono la Seconda Guerra Mondiale e, poi, durante il conflitto, in un susseguirsi di atmosfere tragiche e personaggi memorabili.
Grazie per essere stato con noi.
