Intervista allo scrittore Fabrizio De Sanctis
CONOSCIAMO L'AUTORE DEL GIALLO "IL PREZZO DELLA NOTTE"
Benvenuto, Fabrizio! Anzi, bentornato.
Come stai? Cosa ci racconti di te?
Bentrovati! Sto bene, come chi torna a casa perché, anche se sono solo alla seconda pubblicazione con NPS, comincio a sentirla davvero come "casa". Devo dire che la pubblicazione de "I cassetti dei sogni" ha rivitalizzato idee e voglia di scrivere (quelli bravi parlerebbero di "vena creativa", ma io non mi sento "bravo"). Ma la cosa più bella è avere un nipotino di dieci anni accanito lettore e la sorellina di sei che pare bene indirizzata.
Hai pubblicato vari libri gialli ambientati a Firenze. Come mai questa scelta? Qual è il tuo rapporto con la tua città?
Resto convinto che si debba scrivere di ciò che si conosce, a cominciare dall'ambientazione. Firenze è il mio habitat naturale e mi sforzo di farla "vivere" al lettore. Nelle mie rare escursioni "fuori delle mura" (solo racconti brevi) mi sono trovato in difficoltà, pur rimanendo in luoghi ben conosciuti come, per esempio, il Casentino.
Quanto al mio rapporto con Firenze, ormai è diventato di amore-odio. In tante, troppe cose non la riconosco più. Da tanti anni non vado più in centro; ne ho perso il conto…
Parliamo del nuovo libro che hai pubblicato con NPS Edizioni: "Il prezzo della notte". Come è nato? Di cosa tratta?
È un romanzo nato nel 2014, in un momento molto difficile della mia vita. Quell'anno, il 2014, segnò una svolta radicale. Fu pubblicato il mio primo romanzo, "Format"; il secondo "Minchiate", uscito due anni dopo, vinse un concorso letterario non "di genere"; questo, col titolo "L'ultima corsa", scritto in due mesi (scadeva il termine per l'invio…) arrivò fra i cinque finalisti del Premio Tedeschi del Giallo Mondadori. Insomma, mi convinse che ero ancora in grado di tirare fuori qualcosa di buono.
Per la serie "scrivere di ciò che si conosce", è ambientato nel mondo dei tassisti. Ne conosco diversi. È un ambiente particolare, con molte problematiche, a suo modo affascinante, circondato da molti pregiudizi. Non facile da trattare. Spero di averlo fatto nel modo giusto.
C'è stato qualche fatto reale, dato di cronaca, che ti ha ispirato nella stesura del romanzo?
Ahi! Dovrei spoilerare. La risposta è ovvia: sì, senza entrare in particolari. La cronaca, per un giallista, è la prima fonte d'ispirazione.
Nel romanzo "Il prezzo della notte", il Commissario Siciliano è affiancato dal vicequestore Lanzi, della Buoncostume. Parlaci un po' di questo "Siciliano in gonnella".
Domanda interessante, perché mi permette di chiarire alcune sfaccettature. La versione originale era ambientata vari anni prima di "Format" e mancavano tutti i co-protagonisti dei miei romanzi, a cominciare dalla sovrintendente Clarice Alessi. Quando l'amico Alessio Del Debbio mi ha proposto di rimettere mano a "L'ultima corsa", il primo obiettivo è stato reinserirli tutti.
Stefania Lanzi, però, è rimasta, un po' perché la vicenda lo richiedeva (niente spoiler…), molto perché è una figura che mi piace. "Siciliano in gonnella" è una definizione che mi piace: spregiudicata, dura, senza peli sulla lingua, ma anche con un cuore; del resto, una donna al comando della Buoncostume ha i suoi bravi problemi, no? "Il prezzo della notte" mi ha fatto venire voglia di riesumarla e credo che Siciliano non se ne avrebbe a male.
Colgo l'occasione per un discorso di più ampio respiro. Al di là dello scheletro della vicenda, questo è a tutti gli effetti un romanzo "nuovo", a cominciare dal fatto che oltre dieci anni possono essere un'era geologica. Non è una battuta. Quando l'ho riletto, la prima domanda è stata: chi l'ha scritto questo affare? Questione di sensibilità, stile, tempi. Insomma, non è stato un revisionare quanto un riscrivere (anche il finale ne è stato "vittima", ma no spoiler…). In questo aiutato dall'ottimo editing di Stefano Mancini, col quale siamo ormai in sintonia (grazie ancora, Stefano!).
Ebbene sì. Due, in particolare. Sto rivedendo in profondità un romanzo nato da un racconto del 2016 (il racconto, non il romanzo) uscito in una raccolta sull'amore (potete immaginare come abbia trattato l'argomento…). E sono in pieno trip narrativo su una storia ispirata dal Capodanno Fiorentino (che è il 25 marzo, festa dell'Annunziata) e a noi piace sempre farci gli auguri. Infine, accarezzo l'idea di sviluppare un altro racconto ambientato della Firenze del '400. Chi vivrà vedrà…
Grazie a voi e, speriamo, a presto!



