Intervista a Maria Pia Michelini

L'autrice di "Tito il dito" si racconta

Benvenuta Maria Pia, parlaci un po' di te. Chi sei? Cosa fai? Dove vai?

Sono una cinquantenne (poco più), alla scoperta di quello che voglio fare da grande. Me lo sono domandato da non molto e le idee si stanno schiarendo. Faccio l'insegnante/imparante alla Scuola dell'Infanzia, cerco strategie e soluzioni per i miei piccoli compagni di strada, e lascio spazio alla mia passione per le parole, da scrivere e da leggere per scrivere meglio.

Dove vado? Viaggio tra i volti della gente, gli oggetti che vedo, le voci che sento, i pensieri, le intuizioni. Tutto è lì che mi aspetta per essere raccontato, per darmi degli spunti, per accendermi le idee.

Come sei approdata alla scrittura? E cos'è per te la scrittura?

Ho sempre scritto volentieri, durante gli studi, ma proprio quando mi sono chiesta cosa mi piacesse veramente fare mi è nata la voglia di inventare storie e racconti. Da dove cominciare? Capivo che provarci, per me, non bastava e ho cercato corsi di scrittura creativa. Lì mi si è aperto un mondo.

Scrivere per me è mettere sulla pagina il valore della vita con tutte le sue contraddizioni e le sue opportunità, è regalare quello che il quotidiano mi insegna e mi suggerisce, perché, come diceva una donna dei nostri tempi, "quello che non è donato è perso". Scrivere è lasciar fluire un dono che cerco sempre di affinare leggendo e confrontandomi con chi mi può insegnare a renderlo migliore.

Hai un genere preferito o ti piace spaziare, sperimentare nuovi stili e nuovi generi?

Mi piacciono le storie di vita, le biografie ma sento il bisogno di spaziare in altri generi di letture, come i gialli o i fantasy, i romanzi storici e, perché no?, provare a confrontarmi con piccoli esperimenti di stile e di genere diversi da quelli che mi sono più naturali. Devo studiare e leggere tanto, me ne rendo conto ma al contempo mi diverto a sfidare me stessa.

Parliamo del libro che hai pubblicato con NPS Edizioni: "Tito il dito e L'alieno scoppiettante" (approfondimento qua).

Come è nata questa storia?

Si tratta di due brevi racconti distinti, per bambini. Vivo le mie giornate in mezzo a loro e osservandoli, ascoltandoli, mi faccio mille domande e cerco mille risposte. Ogni loro gesto dice qualcosa e le loro dita non sono mai sazie di ficcarsi dovunque per conoscere quello che hanno a portata di mano. Tito è un dito che spesso finisce nei guai grazie a un grande dono che aiuta a crescere, la curiosità.

Huffy è un alieno che ha reazioni all'apparenza incomprensibili, esagerate, di fronte a stimoli di cui noi grandi spesso non teniamo minimamente conto. È nato così questo racconto, dalla mia voglia di capire da dove nascono certi comportamenti e cosa posso offrire per dare opportunità di soluzione.

Quali sono gli elementi che la rendono, a suo modo, originale?

Mettersi dalla parte di chi le combina grosse è a mio avviso una partenza che porta a risposte vincenti. Noi adulti abbiamo ancora il vizio di istruire sul dover essere prima di capire e accogliere anche quello che "non si fa". Con queste due brevi storie ho provato a condividere il fascino dell'essere fuori dalle righe per arrivare, insieme ai protagonisti, a soluzioni migliori per tutti.

A chi la consiglieresti?

Ai piccoli dai cinque ai novant'anni.

Chiudiamo con un consiglio di lettura. Quale libro ci consigli per affrontare l'inverno?

Consiglierei i fratelli maggiori di questo mio ultimo libro, editi anch'essi da Nps edizioni: Il pastore di alberi, di Luciana Volante e Il piccolo faro di Daniela Tresconi. Piccole storie, grandi insegnamenti, per poter tornare tutti alla nostra piccolezza che ci fa grandi, veramente.