Intervista a Marco Bertoli

06.01.2020

CONOSCIAMO L'AUTORE DI "PERCUSSOR"

Benvenuto Marco Bertoli.

Parlaci un po' di te. Chi sei? Cosa fai? Dove vai?

Un geologo sessantaquattrenne il prossimo gennaio 2020, bresciano per caso e pisano d'adozione che pronuncia la consonante "esse" alla romagnola. Per caso perché i miei genitori lunigianesi si erano trasferiti a Brescia per lavoro. D'adozione poiché venni a Pisa per frequentare l'Università e, nonostante non sia mai salito sulla Torre pendente, non sono più andato via. L'inflessione non toscana, infine, deriva dal decennio che ho trascorso in una Cesena solatia che tuttora porto nel cuore. Sono sposato con Anna, anche lei geologa, da trentotto anni, ho due figlie, Debora, la maggiore, e Serena, e una nipotina, Isabella.

Lavoro con l'incarico di Tecnico di Laboratorio presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università, occupandomi di analisi chimiche di rocce e di acque. Nel tempo libero mi divido fra lettura, wargame da tavolo, videogiochi RPG (in coppia con la moglie!) e scrittura.

Il nove novembre dell'anno scorso ho avuto un infarto da cui bravi cardiologi mi hanno salvato per un pelo. Da quel giorno la mia visione dell'esistenza ha subito un cambiamento, magari non radicale, ma di sicuro importante. Stabilito un nuovo ordine di priorità, oggi vivo ogni giornata senza proiettarmi in un futuro che potrebbe non appartenermi.

Cos'è per te la scrittura?

Inizio con il dire che la voglia di raccontare storie è impressa nel mio DNA. Da quando ho ricordi coerenti, mi ha sempre attirato giocare con la fantasia e inventare peripezie che mi vedevano protagonista. Non appena ho preso a interagire con gli altri bambini è stato naturale ampliare il mio pubblico. Alle scuole elementari e medie mi limitavo a narrare avventure agli amici e compagni per farli divertire o spaventare, al Liceo ho iniziato a metterle nero su bianco, certo non con l'idea di pubblicarle. Gli studi universitari e le vicende della vita mi hanno quindi allontanato dalla penna. 

Ho comunque continuato a "buttare giù" racconti nella testa: le mie figlie ne sono testimoni perché spesso ho architettato fiabe per loro. Poi una mattina, mentre aspettavo l'autobus per andare al lavoro, ho sentito una vocina che mi sussurrava: "Che ne diresti di rimetterti a scrivere?" e mi è venuto spontaneo rispondere "".

La conclusione è che la scrittura non rappresenta solo uno sfogo dalle difficoltà, più o meno gravi, del vivere quotidiano ma è, soprattutto, un'esigenza insopprimibile del mio animo.

Hai un genere preferito o ti piace spaziare, sperimentare nuovi stili e nuovi generi?

La mia passione per le opere di Robert E. Howard e della Sword and Sorcery in generale mi ha portato a mettermi alla prova prima con il Fantasy, quindi ho allargato i miei orizzonti e mi sono cimentato in altri campi. I quasi trecento racconti che ho scritto, e pubblicato, nell'arco di sei anni spaziano dal realistico alla Fantascienza, dal Giallo, anche storico, all'Horror, senza trascurare alcune favole per bambini moderni. La definizione che mi descrive meglio è 'artigiano della penna', un 'falegname' le cui abilità non eguaglieranno mai quelle di un Thomas Chippendale the Elder, tuttavia in grado di realizzare un mobile di discreta foggia.

Il concetto alla base della mia produzione letteraria è che siamo responsabili delle nostre azioni e non possiamo illuderci che non abbiano conseguenze, spesso diverse da quanto ipotizzato. L'altra mia caratteristica è che non giudico il comportamento, la rettitudine morale e le motivazioni dei personaggi di cui narro le vicende: lascio al lettore decidere se considerarli buoni o cattivi e, eventualmente, giustificare il loro modo di agire.

Due parole sul mio stile: con gli anni è diventato più asciutto nelle descrizioni e serrato nei dialoghi.

Parliamo del libro che hai pubblicato con NPS Edizioni: "Percussor. I delitti del Reame Pisano". Qual è la sua storia? Come è nata l'idea?

Comincio con il rispondere alla seconda domanda. Pur in sé concluso, il romanzo si riallaccia alle vicende che ho descritto nella mia opera d'esordio, "La Signora che vedeva i morti". In essa Debrena, ormai adulta, accenna a un'indagine che aveva contribuito a risolvere non appena giunta a Pisa. In realtà, come numerosi scrittori ben più illustri del sottoscritto, l'avevo considerata solo una citazione utile ad arricchire le note biografiche della protagonista. Poi è comparsa la voglia di sviluppare l'episodio ed è nato "Percussor. I delitti del Reame Pisano".

Il romanzo è un giallo con pennellate fantasy ambientato in un XVII secolo ucronico in cui Pisa non è stata sconfitta alla battaglia della Meloria e il Conte Ugolino della Gherardesca ha fondato il Reame Pisano. I confini del regno coincidono, all'incirca, con quelli del Granducato dei Medici, con l'esclusione di Firenze. La protagonista, Debrena, è una ragazza cieca che ha la capacità di vedere le anime dei morti assassinati. Questo suo potere consentirà agli investigatori "ufficiali", un colonnello dei moschettieri e un mago giudiziario, di sventare un complotto contro la monarchia e di smascherare un famigerato sicario.

Hai una simpatia per qualche personaggio? Debrena, il colonnello Gambacorti, il "buon" mago Gentilini? Ti rivedi in qualcuno di loro?

Sono legato a tutti i personaggi, sia ai protagonisti sia ai minori, perché rappresentato sfaccettature della mia personalità. Il loro sviluppo mi ha costretto a scavarmi dentro così da renderli persone concrete per il lettore. Più spesso di quanto mi piaccia ammettere, poi, le loro volontà 'di carta' mi hanno imposto scelte narrative contrarie alle intenzioni originarie. 

Per citare Oscar Wilde, un gigante che oggi spopolerebbe sui 'social': "È assurdo dividere le persone in buone o cattive. Le persone sono deliziose o noiose".

Quali sono gli elementi che contraddistinguono la tua "Pisa"?

Non ho stravolto la realtà fisica della città nel trasportarla di peso in un mondo ucronico. Nel mio documentarmi ho recuperato alcune incisioni del 1600 che ne riproducono la planimetria e ho scoperto che, all'interno della cerchia delle mura, lo stradario è sovrapponibile a quello attuale, come pure il nome di tante vie.

La magia nella società che ho immaginato, invece, ha poco da spartire con quella cui siamo abituati nel Fantasy classico perché è soggetta a leggi scientifiche, studiate da Galileo Galilei, che non si è dedicato all'astronomia bensì alle arti arcane. Gli incantesimi sono regolati da algoritmi specifici che ne fissano potenza, limiti e modalità di lancio. In altre parole, li ho pensati come una tecnologia alternativa da impiegare nella vita quotidiana.

Prossimi progetti?

Oltre a scrivere racconti, al momento sto lavorando all'editing di un giallo storico ambientato in epoca micenea e a un romanzo Young Adult del genere distopico. Purtroppo, come al solito, il tempo è tiranno.

Grazie per essere stato con noi.